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GOVERNANCE: LA FAVOLA DEI CONSIGLIERI INDIPENDENTI

Che i soci di maggioranza nominino i consiglieri di maggioranza è scontato. E' altrettanto scontato che, se qualche irregolarità avviene, sia perpetrata dai Consiglieri di maggioranza a vantaggio di loro stessi e/o dei soci di maggioranza (le figure spesso coincidono). Ne pagano le conseguenze tutte le altre parti interessate alla buona conduzione dell'azienda e, in particolare, i soci di minoranza. Pertanto, questi ultimi, sono particolarmente interessati a nominare dei consiglieri e dei sindaci di minoranza: gli unici che sono pagati per controllare l'operato dei soci e dei consiglieri di maggioranza.

Ma poiché essere controllati non piace (soprattutto se si ha la coda di paglia !) è stata inventata la favola dei sindaci e dei consiglieri indipendenti: individui nominati e pagati dai soci di maggioranza che dovrebbero scoprire le malefatte dei loro mandanti semplicemente perché, come indica il Regolamento di Autodisciplina, non intrattengano intense relazioni economiche con i soci di maggioranza.

Che sia una favola è evidente in quanto chiunque intuisce che un compenso di diverse migliaia di euro all'anno può convincere molti a chiudere uno o entrambi gli occhi. Se questi sindaci e amministratori indipendenti non li chiudono è semplicemente perché sono onesti ma non certo perché possiedono i requisiti minimi imposti dalla legge per essere definiti quali "indipendenti". E la leggi dovrebbero essere studiate ipotizzando che non tutti sono completamente onesti, diversamente le norme sarebbero inutili. A dimostrazione di quanto detto ricordiamo che in Parmalat erano numerosi sia i consiglieri che i sindaci indipendenti, impermeabili anche ai dissesti come il commercialista della famiglia Tanzi.

Qualcuno sembra avere l'interesse a convincere i cittadini ed i risparmiatori che i consiglieri e i sindaci indipendenti forniscono le stesse garanzie dei consiglieri e i sindaci di minoranza. Ma attenzione, non è vero: i consiglieri e i sindaci indipendenti sono scelti e pagati da coloro che dovrebbero essere controllati mentre i consiglieri e i sindaci di minoranza sono scelti e pagati da coloro che hanno l'interesse ad effettuare un vero controllo: la differenza non è da poco ! Forse, i nomi ("indipendenti" e "di minoranza") evocano le medesime fantasie ma, attenzione, guai a confonderli ! Ma è interessante comprendere chi alimenta questa favola. Per evitare rischiose inimicizie preferiamo non fare nomi, possiamo solo dirVi che la favola è alimentata da potenti lobby, una concetto a cui ci stiamo pericolosamente abituando, ma che, in realtà, è una devastante patologia della democrazia. Dietro l'accattivante termine di lobby, poche persone riescono, con la forza dirompente del denaro, a indirizzare associazioni, comunità, partiti e, talvolta, interi popoli. Il meccanismo è semplice: si paga il pastore per indirizzare il gregge. Purtroppo le pecore siamo noi, individui né stupidi né corrotti, ma semplicemente privi delle informazioni e degli strumenti per decidere con la nostra testa (da qui si comprende l'importanza della libertà al diritto d'informazione). Per questi perversi meccanismi la democrazia diventa sempre di più solo di facciata, sempre più indirizzata e condizionata dall'unico riferimento certo che la nostra società consumistica ci propone: la forza ed il prestigio dirompente del denaro. In queste condizioni la difesa delle minoranze, nel mondo economico come in quello socio politico, diventa essenziale perché significa tutelare l'interesse di tutti noi, del 100% delle persone disinteressate e libere. Si, avete capito, il realtà la cosiddetta "maggioranza" è spesso tale solo dal punto di vista economico ma non certo da quello numerico. Dunque, in un'economia capitalistica, che non intendiamo mettere in discussione, siamo consapevoli che le decisioni di una struttura societaria debbano essere prese dalla maggioranza del capitale e non dalla maggioranza delle persone, ma, a costoro, va garantito almeno il diritto d'informazione, la tutela dei propri risparmi e la libertà delle proprie scelte. Comandi chi può ma, perlomeno, possa ubbidire chi vuole.

Bergamo, lì 12 Luglio 2004

Giuseppe Allevi - dottore commercialista