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Esimio Direttore, nel ringraziarLa moltissimo per lo spazio che il Suo giornale ha sempre dedicato alla nostra Associazione Soci BPU, desidero rispondere alle Sue due cortesi domande. Per quanto concerne il fatto che risulterebbe pretestuoso e fuori luogo, da parte mia, parlare di conflitto d'interesse in quanto tutti i giornali d'Italia hanno imprenditori tra gli azionisti, devo puntualizzare, dandole atto della mia imprecisione, che è necessario distinguere tra il problema generale, e spesso stucchevolmente accademico, del conflitto d'interesse tra le imprese e i media e, invece, il problema tipicamente bergamasco, quindi, di un ambito territoriale ristretto ma di rilievo europeo, cioè quello del conflitto d'interesse tra la cooperativa della BPU, le tre maggiori imprese bergamasche e l'unico giornale locale letto in provincia. Se sul conflitto d'interesse tra le imprese ed i media sono assolutamente d'accordo con Lei, per quanto concerne il conflitto d'interessi tra la BPU, i tre più potenti imprenditori bergamaschi e la Sesaab (Eco e TV Bergamo) è innegabile dover constatare il forte disagio e la preoccupazione di moltissimi bergamaschi: se scricchiolasse o deviasse un singolo elemento di tale sistema consolidato, che finora ha ben operato per la comunità bergamasca, l’ho detto e lo preciso nuovamente, la cosa avrebbe dirette e devastanti conseguenze sull’intero sistema, privo di contrappesi interni, rischiando di travolgere l’economia di un’intera laboriosissima Provincia. Pensi se al posto Suo e del Cav. Emilio Zanetti, persone che, inutile ripeterlo, stimo altissimamente entrambe, come è noto, ci fossero due personaggi "alla Parmalat": cosa potrebbe accadere? E’ un problema socio-economico-politico così intrinsecamente compenetrato e di tale enorme rilevanza che disturba da qualunque parte lo si pigli, anche dalla parte degli interessi dei soci di minoranza della Banca. Mi rendo conto che vado a discettare di una questione primariamente più politica, di politica vera. Se vuole, è il segnale che, anche per una persona come me, che da sempre si è occupata soltanto della propria professione, priva di ambizioni politiche, slegata da qualunque partito o congrega, appare necessario in questo momento storico assumersi la responsabilità personale della consapevolezza politica. Non la responsabilità dei politicanti, assurdamente delegata dalla nostra gente a sedicenti "professionisti" della stessa che, "a conferma", nella quasi totalità nemmeno si sono occupati del problema. E’ il bello di un sistema libero il fatto che un giorno a caso un cittadino qualunque si alzi la mattina, si guardi allo specchio e dica a se stesso che "non è giusto", che deve assumersi responsabilità anche verso il suo prossimo, secondo quell’Insegnamento in cui crede. Se si vuole, è la follia della libertà, quella predicata da Qualcuno che si può incontrare all’improvviso e in ogni momento, magari vedendoLo riflesso mentre ci si guarda allo specchio… Per tornare all’argomento, osservo che una democrazia deve prescindere dagli uomini che in un dato momento detengono e gestiscono il potere, ed è affidabile e sicura solo quando è in grado di prevenire situazioni come quella verificatasi a Parma, che deve fungere da campanello d’allarme. Conseguentemente, ribadisco che i tre principali imprenditori della città dovrebbero optare tra il consiglio della Sesaab e quello della BPU, proprio per agevolare la funzionalità democratica, non per altro. In merito alla Sua seconda domanda, relativa al contesto ambientale sfavorevole, devo precisare che esso non riguarda certamente le colonne de "L'Eco di Bergamo", che ci hanno sempre gratificato con uno spazio decisamente superiore rispetto sia al numero dei nostri associati sia al peso economico della nostra Associazione sia a quanto la mia persona meriterebbe. Non c'è alcun dubbio che tutti riconoscono, l’ho ribadito nella conferenza stampa, che la Vostra redazione eccelle in professionalità e autonomia, e io sono certo che l'attenzione che ci avete prestato è data soprattutto dal fatto che, come me, avete a cuore il bene e la libertà dei bergamaschi. Tutto qui, ma è tanto. Bergamo, lì 2 aprile ’04 Giuseppe Allevi
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