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30 Aprile 2012 – Intervento Allevi assemblea

Cari Soci, sono Giuseppe Allevi, nel 2003 avevamo costituito l’associazione www.SociUbi.it e siamo stati derisi per avere previsto quanto si è puntualmente verificato (sul sito potrete ancora leggere tutti i nostri interventi), ora siamo nel 2012 ed è evidente a tutti che bisogna cambiare. UBI non è amministrata peggio delle altre banche quotate ma è il momento di avere il coraggio di effettuare cambiamenti importanti capaci di rompere gli schemi e di abbattere il muro d’ipocrisia che è una delle principali cause di questa crisi finanziaria e, soprattutto, della crisi sociale che ci preoccupa ancor più di quella finanziaria. Ora, dopo quasi un decennio, sono ancora qui, non solo come “Associazione Soci Ubi” ma anche come “Assimpresa”. Siamo tutti convinti di vivere in un mondo che non ci appartiene: è venuto il momento di costruirne uno nuovo. Ci piacerebbe presentarci l’anno prossimo con una nostra lista ovvero allearci con qualcuno che desideri, semplicemente, far funzionare questa nostra cooperativa come era nata e cresciuta: una banca che si limiti a raccogliere e distribuire denaro sul proprio territorio azzerando le speculazioni (compreso l’acquisto di titoli di Stato). Dobbiamo distinguerci da tutte le altre banche ! Senza paura ! Desideriamo una banca con: – amministratori che percepiscano un emolumento solo qualora tutti i risultati siano stati conseguiti; – sindaci scelti tra i migliori giovani laureati sul nostro territorio, magari meno tecnici ma più desiderosi di ricercare la verità; – probiviri scelti tra i più giovani dei nostri dipendenti, forse meno esperti ma con ideali più sani; – un’assemblea senza lunch ma con tanta voglia di ascoltare le esigenze e le aspettative dei soci. Dobbiamo rimettere la finanza al servizio dell’uomo e del territorio con la speranza di essere d’esempio. Come? Nel modo più semplice che esista, iniziando, lo ripeto, nel limitarci a raccogliere e distribuire denaro sul nostro territorio. Lo dovremo fare elargendo denaro solo a chi se lo merita, magari favorendo i giovani e le micro imprese: meglio perdere 5.000 euro imprestandoli ad un giovane artigiano che finanziare malamente con milioni di euro una grande impresa o qualcuno che ottiene fidi grazie ad una quota associativa o all’appartenenza a qualche lobby. Così facendo la nostra banca sarà naturalmente in grado di garantire un lavoro dignitoso ai propri dipendenti. Un lavoro dignitoso non solo perché ben retribuito ma, soprattutto, perché finalizzato al bene della comunità nella quale vivono le famiglie dei nostri stessi dipendenti. Un lavoro che non sia più deriso ma che torni ad essere rispettato da tutti come socialmente utile. Invito gli imprenditori a contattarci tramite i siti di Assimpresa, i dipendenti a chiedere ai loro sindacati di unirsi a noi ed ai risparmiatori di contattare l’associazione Soci Ubi. In molti mi hanno chiesto quanti soci sarei riuscito a portare alla prossima assemblea per valutare la convenienza di una possibile alleanza con noi. Non ho risposto ma ho compreso che UBI è diventato un partito politico, alcuni sono già stati cooptati ed altri stanno cercando di trovare il loro spazio. Noi non forzeremo nessuno a partecipare alle assemblee, noi desideriamo solo presentarvi le nostre idee con la speranza di contaminarvi. Siamo disponibili a collaborare con chiunque desideri inseguire questo nostro sogno, il sogno di una cooperativa normale che ci aiuti a ricostruire una società a misura di ciascuno di noi.

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